Addio Bunny Yeager, fotografa della femminilità

di Lorenza Fruci

Si è spenta il 25 Maggio 2014 a Miami all’età di 85 anni Bunny Yeager, una tra le prime pin-up della storia che, dopo essersi imposta come modella, esplorò il mondo della fotografia da dietro l’obiettivo. E con il suo sguardo seppe rendere immortali bellezze come Betty Page (sono sue le foto più belle e sensuali della modella, compresa quella che venne pubblicata nel paginone centrale di Playboy nel 1955 che la rese celebre nel mondo) e come Ursula Andress (che fotografò nel 1962 nel film Agente 007 – Licenza di uccidere mentre usciva dal mare con il costume bianco e il cinturone).

 

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Nei confronti della bellezza femminile Bunny Yeager aveva uno sguardo differente da quello dei fotografi uomini che riteneva “maschilista”. Il suo obiettivo sapeva esaltare e cogliere la sensualità  di ogni donna e per questo non smise di omaggiare neppure la propria di bellezza, continuando a scattarsi autoritratti -che oggi chiameremmo selfie– per tutta la sua vita. E, da amante rispettosa della femminilità, nel 1964 pubblicò anche un manuale intitolato “How I photograph Myself” dove insegna alle donne come fotografarsi da sole.

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Per ricordarla, ripropongo il capitolo “Bunny Yeager” estratto dalla biografia Betty Page. La vita segreta della regina delle pin-up” in cui ricostruisco la storia di Yeager e il suo incontro con Betty Page. Il libro è stato pubblicato da Perrone nel 2013 e quindi scritto antecedentemente alla sua morte. 

“Tra il 1950 e il 1957 Betty amava andare spesso in Florida per fare visita alla sua famiglia e per riposarsi. Ma ogni volta tra i fotografi si spargeva la voce che la famosa modella di New York era arrivata e la sua vacanza si trasformava in lavoro. Fu in uno di questi viaggi che Betty fece uno degli incontri più significativi della sua carriera di modella: nel 1954 a Miami conobbe Bunny Yeager. Secondo il Miami News, Bunny – nata Linnea Eleanor Yeager nel 1930 e soprannominatasi Bunny dopo aver visto il film Weekend al Waldorf interpretato da Lana Turner nel 1945 – era la modella “più fotografata di Miami”. Dal 1949 si era fatta notare, oltre che per il suo fisico statuario, anche per il fatto che era stata una delle prime a indossare il bikini in città. Come Betty, anche Bunny creava e cucina i suoi costumi da sola e questo era per lei comprensibilmente motivo di vanto e orgoglio. A un certo punto della sua carriera, Bunny però venne incuriosita dalla macchina fotografica e per divertimento nel 1953 si iscrisse a un corso di fotografia presso The Lindsey Hopkins Vocational Education School di Miami. Un giornalista, che in quel periodo stava realizzando un reportage su di lei, rimase colpito da questa sua doppia identità e la raccontò nel servizio che le stava dedicando, facendo emergere la sua vita contemporaneamente di modella, di disegnatrice dei suoi bikini e di fotografa. L’articolo uscì nell’agosto del 1953 sul magazine U.S. Camera sottotitolato “Bunny Yeager, la più bella fotografa del mondo” (The worlds most prettiest photographer) e le fece vincere un premio consegnatole da Joe DiMaggio. Bunny ne fu molto lusingata, ma ritenne fosse piuttosto curioso perché prima di tutto era agli esordi come fotografa e poi perché i suoi concorrenti erano prevalentemente uomini, essendo lei una delle poche fotografe in circolazione (ne conosceva solo un’altra, Harriet Shepard, con la quale aveva lavorato). Ad ogni modo, anche grazie alla sua popolarità di modella, il premio le aprì le porte del mondo della fotografia prima ancora di scoprire di avere un talento per questo mezzo. Frequentando però la scuola le sue capacità ben presto emersero. In uno degli esercizi del corso, per sperimentare uno dei primi esemplari di pellicola a colori, Bunny coinvolse l’amica modella Maria Stinger, nota per la sua somiglianza con Marilyn Monroe. La portò al parco Africa U.S.A. di Boca Raton in Florida, la cui attrazione principale erano gli animali selvatici lasciati in libertà, e la fotografò con un bikini leopardato tra due ghepardi. Quando Bunny portò a scuola il suo “esercizio” il suo insegnante rimase di stucco perché la sua foto era professionale. È stata una cosa naturale per me fotografare le mie amiche modelle, piuttosto che un uomo, la mia famiglia, o della gente. Non ho mai scattato foto serie, disse Bunny. Mi piacevano le cose glamour. I miei compagni invece fotografavano cani, gatti e parenti. Considerata la qualità della foto, il suo insegnante le consigliò di proporla a qualche girlie magazine. La ragazza seguì il suggerimento e, con suo grande stupore, riuscì a vendere la sua prima foto alla rivista Eye nel marzo del 1954. È a questo punto della sua storia di modella e di fotografa che Bunny conosce Betty Page. Fu un giornalista a metterle in contatto sapendo del desiderio di sperimentare con la macchina fotografica di una e della disponibilità a lasciarsi ritrarre dell’altra. Anche se era già famosa, Betty accettò comunque di posare per Bunny che all’epoca scattava ancora con una piccola fotocamera Kodak reflex usata. La strumentazione non professionale non influì però sul loro incontro che si dimostrò fatale e rappresentò una svolta per entrambe le carriere: tra le due donne si creò un’alchimia che sancì una collaborazione download (1)artistica rimasta leggendaria nel Ventesimo secolo. In più di un’occasione Bunny ha raccontato che era molto stimolante lavorare con Betty perché aveva un corpo perfetto, un volto magnifico ed espressivo, ma soprattutto posava con grande facilità: Betty Page era la numero uno. Non ho mai incontrato un’altra modella che avesse una tale conoscenza del proprio corpo e che sapesse renderlo al meglio. Ho riconosciuto in lei le stesse qualità e la stessa creatività che avevo io. Capiva istintivamente cosa volevo senza che glielo mostrassi, come invece facevo con le altre modelle. Era come danzare con qualcuno. Mi esprimevo con il suo corpo invece che con il mio, disse Bunny. Oltretutto Betty non si imponeva, ma lasciava che fosse lei a darle le indicazioni su come porsi davanti all’obiettivo. Lavorarono insieme solo poche volte, ma grazie alla loro fusione empatica, le foto che scattarono furono tra le più intense rappresentazioni di Betty. Le uniche che si possono considerare artistiche e veri ritratti che elevarono la sua figura, facendola salire di uno scalino dal mondo underground nel quale era confinata. Lo sguardo di Bunny fu capace di tirare fuori le mille anime che c’erano in lei, la sua più intensa femminilità, la sua interiorità e il suo sex appeal più maturo e consapevole. Nelle sue foto Betty appare sia come una vera star di Hollywood che come un’adorabile ragazza della porta accanto: un mix di caratteristiche che la resero l’emblema della donna desiderabile, sexy ma raggiungibile. Queste immagini portarono un grande successo anche a Bunny, stavolta dopo aver dimostrato di avere una spiccata sensibilità artistica.

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L’amore per la fotografia la indusse a continuare ad esaltare molte altre bellezze femminili, con le quali, essendo essenzialmente una modella e sapendo cosa significasse posare, riusciva sempre a instaurare un rapporto di fiducia che era alla base della riuscita delle sue immagini. Sono sue per esempio le famosissime fotografie di Ursula Andress ritratta mentre esce dal mare con il costume bianco con il cinturone nel film Dr. No, il primo James Bond interpretato nel 1962 da Sean Connery (uscito in Italia col titolo Agente 007-Licenza di uccidere).
Bunny negli anni confermò di essere una fotografa di talento, non solo celebrando la femminilità di donne famose, ma anche come talent-scout. Le piaceva ritrarre ragazze che non avevano mai posato, individuandole al mare, sull’autobus, nei negozi; adorava scoprire una perfetta sconosciuta e trasformarla in una creatura da sogno. Comprendeva subito se un volto e un corpo erano adatti e fotogenici e se c’era del potenziale inespresso. Con loro sperimentava pose, atteggiamenti, scenografie, costumi, ed era capace di renderle delle donne superbe, truccandole appena e arruffandogli i capelli. Amava esaltare la loro naturalezza perché nei suoi ritratti voleva rappresentare donne vere: Non ero pigra…sapevo come ottenere il massimo da ognuna solo ritoccando il make-up, fissandogli un po’ i capelli e guidando le loro pose, questo era tutto il necessario per ottenere una buona immagine, spiegò. Preferiva ragazze dai volti particolari, molto femminili, mai magrissime e con dei corpi sinuosi; per queste sue scelte spesso le fecero notare che le sue modelle avevano la cellulite ed erano imperfette. Alle critiche lei ha sempre risposto: Non mi piace la magrezza. Mi piace far vedere una modella che ha la carne sulle ossa. La moda forse ha bisogno di mostrare gli abiti, ma se si vuole mostrare una bella donna, e se si vuole dimostrare che è una vera donna, è necessario che lei sia ben fatta. Per Bunny le modelle dovevano essere autentiche e i difetti erano le peculiarità che davano loro una personale vena erotica. Ha dichiarato più volte di non aver mai voluto ritrarre le donne come pin-up perché pensava che le screditasse. Spesso ha polemizzato anche sull’immagine che aveva dato di sé Betty Page posando per altri fotografi. Di sé ha anche detto: Non sono mai stata una modella pin-up. Non ho mai posato per uomini come ha fatto Betty Page.

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Dalle fotografie di Bunny emerge la sua raffinata sensibilità nel cogliere l’anima delle modelle e nel trovare in loro quell’aspetto erotico profondo e versatile. Anche se evidenziò sempre la differenza tra le sue immagini e quelle più commerciali delle pin-up, era cosciente del fatto che entrambe sarebbero finite tra le mani degli uomini. Ma non per questo Bunny si lasciò influenzare dalla loro visione o dal loro modo di fotografare.
In una recente intervista rilasciata per l’Huffingtonpost ha dichiarato: Detestavo che la gente mi dicesse: “Puoi farlo bene come un uomo” o “Perché non ti piace? Gli uomini lo fanno”. Mi hanno sempre dato fastidio. Non ero interessata a competere con i fotografi di sesso maschile, o a fare qualsiasi cosa che avesse a che fare con loro. Volevo essere originale, avevo sentimenti, capacità da mettere in mostra, e tante idee da eseguire. Facevo quello che volevo, non quello che gli uomini avevano già fatto. In quel momento ho davvero intrapreso la mia strada, ho seguito le mie idee e quello che volevo fotografare. Sono sempre stata fiduciosa del fatto che il mio lavoro fosse buono.
Come una delle prime donne fotografe (oltretutto di donne nude), pioniera solitaria, agendo in un mondo di uomini dalla prospettiva maschilista, Bunny riuscì a imporre la sua visione della femminilità e dell’erotismo raffinato, legittimando uno stile personale spesso imitato, ma mai eguagliato. Quando arrivarono gli anni ’70 e insieme le richieste da parte degli editori di mostrare solo i genitali, in aggiunta rasati, e di rappresentare le donne come dei semplici oggetti sessuali, Bunny si rifiutò di farlo e chiuse con i nudi. Non si celebrava più la bellezza del corpo femminile secondo la sua concezione e iniziò a dedicarsi ad altro, come i ritratti di attori, portfoli e foto pubblicitarie. Personaggio affascinante, Bunny è una donna piena di carattere (oggi ha ottantatré anni e vive ancora a Miami), che negli anni ’50 riuscì ad affermarsi come bionda bomba sexy di Miami, e dopo, con la stessa intensità, come fotografa. La sua peculiarità è che non passò dall’altro lato dell’obiettivo perché non amava più fare la modella, ma per esplorare appieno le sue capacità espressive: negli anni si dedicò allo studio dell’autoritratto realizzando una serie di fotografie che caratterizzarono ulteriormente il suo lavoro. Questo suo singolare studio ha dato vita ad un libro pubblicato nel 1964 intitolato How I Photograph Myself, cioè una sorta di manuale di istruzione per tutte le donne che avevano voglia di fotografarsi da sole come delle modelle: per farlo nella privacy della propria casa invece di andare da un fotografo e provare imbarazzo nel togliersi i vestiti, ha motivato Bunny. Il libro è nato anche dal desiderio di sottolineare come tutte le donne siano belle se guardate con la giusta attenzione, erché non è possibile osservarle dallo stesso punto di vista o considerarle tutte uguali. Il suo invito per il gentil sesso è: Sfrutta al massimo quello che hai, godi della tua femminilità e di essere come sei!
Fantastica.”

Addio Bunny Yeager, fotografa della femminilità

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