Arti performative e disabilità. Il festival romano FUORI POSTO

di Lorenza Fruci

Pubblicato su Artribune il 16 Aprile 2018

Immaginatevi in un ordinario sabato pomeriggio di passeggio nel centro di Roma quando, improvvisamente, venite coinvolti da un gruppo di performer che invadono la vostra strada e vi distraggono dal vostro shopping. Danzatori, attori, sportivi, adulti e bambini, qualcuno sulla sedia a rotelle e qualcuno no. Tutti insieme a mettere in scene le possibilità, le peculiarità e le unicità di ognuno di noi. Questo è quello che è accaduto sabato 24 marzo all’interno della Galleria Alberto Sordi, dove la Compagnia Fuori Contesto ha dato vita ad una delle giornate del festival FUORI POSTO. Festival di Teatri al limite che, con le sue incursioni di teatro, danza e DanceAbility, musica, laboratori, installazioni multimediali e interattive, racconta da qualche anno storie che fanno la “differenza” in vari spazi della capitale.

Il festival FUORI POSTO. Festival di Teatri al limite

Durante quel singolare sabato la Galleria Alberto Sordi è stata palcoscenico per la performance dei Romanes Wheelchair Rugby, il primo Club di Roma nato per sostenere e promuovere il rugby in carrozzina. Piuttosto che danza e teatro, la simulazione di una partita, mostrando come lo sport possa diventare performance grazie alle “abilità” del praticare sport a quattro ruote. A seguire la coreografia “Periferie al Centro” creata da Eleonora Tregambe con otto ragazzi di San Basilio, gli StrAMBA, che per la prima volta si sono esibiti al centro di Roma per raccontare il loro quartiere periferico e i loro sogni. Come quelli dei bambini e delle bambine del Gruppo di Danza Contemporanea dell’Associazione Genitori Scuola Di Donato che, con piccole “Onde in città” di Giusy Quattrone, hanno messo in scena la ricerca e la scoperta del loro movimento interiore che, come un’onda, prima sussulta e poi invade la città. E a invadere il centro di Roma anche i ragazzi e le ragazze dell’Istituto Filippo Smaldone che hanno trasformato il gesto motorio di persone sorde in gesto artistico di persone. La loro performance è stata frutto del lavoro di inclusione svolto dall’insegnante Claudia Trozzi che ha portato l’attenzione dello spettatore sul valore coreografico come inclusività.

A chiudere il pomeriggio il debutto della nuova produzione site specific “Romeo e Giulietta” della compagnia Fuori Contesto, con Giacomo Curti e Jessica Bertagni nei panni di Romeo e Giulietta (liberamente tratto da William Shakespeare, regia e coreografia di Emilia Martinelli). I due hanno narrato e danzato il loro amore, quello che non si può, quello diverso, quello distante. Lui in sedia a rotelle e lei no, gli innamorati hanno dichiarato il loro amore ai passanti. Sono andati incontro al pubblico e lo hanno sorpreso con le parole di Shakespeare, accorciando le distanze tra attore e spettatore tanto da costringere anche il più frettoloso di questi ultimi a fermarsi, diventando parte dell’opera e del loro amore.

Gli avventori della Galleria Alberto Sordi non hanno potuto che lasciarsi conquistare e coinvolgere dall’energia delle esibizioni che hanno mostrato come gli handicap siano solo dei limiti che ci poniamo e che la normalità non esiste. Riflessione alla quale non hanno potuto sfuggire trovandosi anche costantemente di fronte alla domanda “Io sono fuori, tu sei a posto?” stampata sulle magliette indossate da tutti gli artisti. La risposta cercata nell’osservatore, non lasciando nessuno spazio alla razionalità, si è fatta essa stessa nuovo coinvolgimento.

La collaborazione con il Balletto Civile

Per questa edizione il festival FUORI POSTO ha dato vita anche ad un’importante collaborazione con la Compagnia Balletto Civile diretta da Michela Lucenti, tra le più apprezzate coreografe italiane degli ultimi anni. Ospite d’eccezione del festival, la compagnia è andata in scena il 28 e 29 marzo all’Angelo Mai regalando al pubblico romano un’occasione per vedere l’eccellente lavoro di ricerca e sperimentazione di questo “collettivo nomade di performers” (come si definiscono). In scena la nuova produzione Badlambs, nata dall’incontro di Balletto Civile con alcuni danzatori e attori con disabilità (tra cui Giacomo Curti dei Fuori Contesto). Lo spettacolo, che ha ricevuto il Premio Danza&Danza 2017 come produzione italiana dell’anno, indaga il tema del lutto, della menomazione, della rinascita e della grazia con cui ogni individuo accetta la trasformazione o la perdita, nutrendosi della dignità che non sta nella bella forma, ma negli sforzi che si fanno per inventarne una. “Con BadLambs il Festival ha voluto ospitare e portare a Roma una delle più interessanti produzioni italiane” ha dichiarato Emilia Martinelli, direttrice artistica del Festival “Un lavoro nel quale FUORI POSTO riconosce l’importanza della ricerca del fine ultimo artistico e dell’integrazione dei performer disabili per il valore artistico e professionale che ricoprono”. Badlambs, unendo al nucleo stabile di performer alcuni danzatori diversamente abili, ha avviato un nuovo processo, tentando di amalgamare corpi diversi alla ricerca di una nuova armonia. E l’equilibrato mix di linguaggi tra coreografia (e regia di Michela Lucenti), drammaturgia (di Carlo Galiero) e cinematografia (Giorgina Pi/Bluemotion), sul quale è costruito sapientemente lo spettacolo, è una metafora dell’armonia cercata e trovata tra espressività fisiche differenti.

La filosofia “Io sono fuori, tu sei a posto?”

FUORI POSTO più che una manifestazione è un vero e proprio movimento che vuole generare un cambiamento, anche nel panorama della produzione artistica contemporanea. È questo che il festival ricerca negli spettacoli che produce e che ospita: portare lo sguardo e il pensiero dello spettatore fuori dal recinto dello scontato, per favorire lo scarto dagli schemi fissi e proporre un’altra prospettiva, o altri disegni per dirla con l’arte. “Fuori Posto è l’aire, lo slancio, un impulso al mutamento di pensiero” ha sottolineato Emilia Martinelli “I momenti e le situazioni della vita “fuori posto”, così come la disabilità, raccontati dalle performance generano un cambio di punto di vista attraverso gli artisti e le storie che vengono portate in scena”. La peculiarità delle azioni “fuori posto” è che vanno verso lo spettatore, sono fatte di movimenti che lo vogliono sorprendere e a tratti renderlo parte del gioco che propongono. In questo contesto, anche e soprattutto la disabilità non è più una condizione invalidante, ma una condizione altra con la quale il resto del mondo più trovare un modo di dialogare e condividere arte e vita. Nessuno degli spettacoli, delle performance o delle azioni site specific dei Fuori Contesto propone la disabilità come uno stato da proteggere o ghettizzare, ma al contrario sempre e solo come uno dei possibili modi di essere. E tra tanti operatori culturali che si riempiono la bocca con la parola inclusività, la compagnia Fuori Contesto è una delle poche che le dà forma e la rende una realtà.

Danceability

A rendere concreta l’inclusione da parte della compagnia Fuori Contesto, anche la pratica della DanceAbility, disciplina che permette di far danzare insieme disabili e non. Creata all’inizio degli anni ’90 dal coreografo statunitense Alito Alessi (direttore della Joint Forces Dance Company) come evoluzione della contact improvisation, oggi è una tecnica di danza e improvvisazione che permette a persone differenti di confrontarsi e “agire” insieme attraverso la libertà d’azione. DanceAbility è anche un network internazionale che dagli Stati Uniti si è poi sviluppato nel resto del mondo, in particolare nel Sud America, in Cina e in Paesi europei come Austria, Germania, Spagna. In Italia è arrivata solo da dieci anni e all’interno dell’associazione Fuori Contesto sono quattro gli insegnanti certificati dal creatore del metodo Alito Alessi che la insegnano e tengono laboratori.  

L’elemento di unicità della DanceAbility è che utilizza il movimento per creare un incontro e una comunicazione profonda tra persone, indipendentemente dai limiti e dalle caratteristiche fisiche “Il principio da cui si parte è che tutti possono danzare, mettendo a frutto le proprie potenzialità espressive, nel pieno rispetto delle diversità” racconta Emilia Martinelli “Il lavoro che si propone non esclude, quindi, nessuno. La conquista di una comunicazione fisica “spontanea” parte dalla percezione della propria sensazione, e arriva ad una consapevolezza corporea della propria emozione. Successivamente si passa ad una “relazione” di contatto e di ascolto corporale, con se stesso e con gli altri, per arrivare allo spostamento del peso e la ricerca dell’equilibrio, fino a raggiungere la fluidità dei movimenti. Da qui parte l’impulso, la danza: i partecipanti non eseguono una sequenza prefissata di passi, ma esprimono, da soli o in gruppo, movimenti di volta in volta diversi che si intrecciano tra loro. Conoscenza di sé e dell’altro, comunicazione con sé e con l’altro, in questo senso il corpo diventa “mediatore della relazione”. La consapevolezza dei propri vissuti e dei propri pensieri, l’abilità di riconoscerli, distinguerli e nominarli, la capacità di gestire emozioni in modo che siano da supporto e guida ai pensieri e ai comportamenti favoriscono una crescita sana e rendono i partecipanti competenti nell’instaurare e mantenere significative relazioni sociali.

Il festival FUORI POSTO si chiude il 15 Giugno 2018 allo spazio Wegil di Roma con allestimenti e installazioni interattive e spettacoli, frutto della residenza artistica della Compagnia Fuori Contesto partita a gennaio e che si conclude a Maggio.

Arti performative e disabilità. Il festival romano FUORI POSTO

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