Intervista a Deni Bianco, il più giovane maestro cartapestaio del Carnevale di Putignano

INTERVISTA PUBBLICATA SU L’UNITA’ IL 16 GENNAIO 2016

Questo giornale che avete tra le mani un giorno potrebbe diventare la materia prima usata dai maestri cartapestai di Putignano per creare i loro carri allegorici. Fogli di quotidiani, uniti con una colla creata da acqua bollita insieme alla farina e incollati su una struttura di ferro e argilla, danno forma ai bozzetti selezionati ogni anno dalla Fondazione del Carnevale di Putignano. Sette bozzetti per l’esattezza, come gli hangar messi a disposizione dal comune ai maestri cartapestai per costruire i loro rispettivi carri in competizione tra di loro. Piccoli e freddi, questi capannoni sono luoghi affascinanti dove i putignanesi lavorano alacremente con passione e orgoglio da ottobre a febbraio. “Il Carnevale fa parte della nostra tradizione” spiega Deni Bianco, maestro cartapestaio di professione che con i suoi carri si è classificato primo per otto volte -compreso lo scorso anno-, secondo per due volte, terzo una volta. Quarantadue anni, putignanese doc, scenografo con all’attivo lavori per il cinema, la musica e il teatro, Bianco è una delle eccellenze dell’artigianato pugliese. Lo intervisto mentre sta lavorando al carro “Selfie della gleba” (alto sedici metri, largo dieci, profondo dodici) con cui gareggerà quest’anno e che sfilerà nelle strade di Putignano insieme agli altri carri il 12, 19, 26 e 28 febbraio.

Con i tuoi carri hai sempre sviluppato temi sociali come la fuga dei cervelli, il precariato, l’Ilva. E quest’anno?

Da cinque anni la Fondazione ci dà un tema che quest’anno è “I mostri”. Io e il mio gruppo di lavoro siamo partiti dall’etimologia della parola, cioè mostrare, e abbiamo voluto mostrare appunto come siamo diventati schiavi dei social e del nostro ego che ci induce continuamente a scattarci dei selfie senza una vera ragione. Ecco perché “Selfie della gleba”.

Bozzetto Selfie della Gleba

Come si diventa maestro cartapestaio?

Ci vogliono dai dieci ai quindici anni per diventare un maestro cartapestaio completo, cioè con la padronanza di tutto l’aspetto tecnico di costruzione del carro, meccanico e artistico. Non c’è una scuola. Ci vuole tanta passione e costanza, predisposizione alla creatività e all’arte in genere, il volerlo, andare avanti tutti gli anni, tanta pratica e formazione. Io dai dodici anni non ho più smesso…

Il tuo primo ricordo del Carnevale… 

Il primo giorno in cui un maestro mi ha chiesto di strappare dei giornali durante una visita al capannone con la scuola. Dal giorno dopo chiesi se potevo andare a imparare l’arte della cartapesta e così è cominciata l’avventura.

Ma eri un ragazzino…

I maestri cartapestai si assumono la responsabilità di far venire a lavorare negli hangar i ragazzi tutelati da una assicurazione. E’ importante perché si confrontano con persone più grandi di loro, con un ambiente dove si opera, molto creativo, e hanno degli input che a scuola non trovano perché non c’è la pratica e questo li impoverisce. I giovani di oggi non sanno fare un metro con le mani mentre qui fanno un’esperienza importante che li fa affezionare al Carnevale. E’ una nostra tradizione che credo vada tutelata.

Deni Bianco 2

Come artigiano (non per il carnevale) lavori principalmente con la cartepesta?

Sì, quando posso scelgo la cartapesta, sia per un discorso di sostenibilità che di sostanze meno inquinanti.

Ma non ci pensi mai a quei poveri giornalisti che buttano le ore a scrivere articoli per giornali che voi poi usate per la vostra opera?

No, non ci penso mai. Penso al fatto che quel giornale era già stato buttato e che con la cartapesta sta attraversando una nuova vita, una nuova possibilità. Penso all’aspetto del recupero.

Servono centinaia di giornali. Come arrivano qui all’hangar?

Ce li portano i cittadini oppure andiamo noi a chiederli a chi sappiamo che li compra sempre come le biblioteche e i bar.

C’è un partecipazione della cittadinanza che inizia dai giornali. Il carnevale qui a Putignano si può definire un’operazione di arte pubblica?

Io direi arte popolare. La cittadinanza partecipa a tutto il carnevale di Putignano che non è solo carri allegorici che coinvolgono circa trecento persone, ma anche gruppi mascherati che ne coinvolgono migliaia.

carro 2

Nel carnevale c’è molta dell’identità non solo di Putignano ma anche della Puglia. La Regione vi sostiene abbastanza?

Credo che la regione Puglia potrebbe fare un po’ di più per il carnevale. Un carro del Carnevale di Viareggio vince 130.000 euro, il primo premio di un carro di Putignano 30.000 euro (i soldi li dà la Fondazione). Le risorse sono pochissime e quest’anno, per la prima volta, per assistere alle sfilate si pagherà.

In questi mesi la Regione Puglia sta lavorando al Piiil, il piano strategico della cultura per tutelare, valorizzare e promuovere l’identità del territorio. Cosa pensi che possa essere fatto per Putignano?  

Sono convinto che Putignano possa diventare per tutta la regione un polo creativo e hand made, cioè del fare, per l’arte, l’artigianato e la scenografia da mettere a disposizione del Teatro Pubblico Pugliese e della Puglia Film Commission. Faccio un esempio: oggi le produzioni vengono in Puglia per girare in esterni, poi se hanno bisogno di un set da interno devono tornare a Roma perché qui non c’è un polo creativo. Credo che dall’era di Vendola la Regione stia lavorando bene, sia per il turismo che per la cultura, ma anche noi putignanesi dobbiamo essere bravi a proporci.

carro 1

In un’intervista hai parlato di una casta dei maestri cartapestai…

C’è un difficile ricambio generazionale, dovuto al fatto che gli spazi del comune per costruire i carri sono contati, quindi liberarne uno per un cambio di gruppo di lavoro è un’operazione complessa che porta la Fondazione a selezionare sempre gli stessi. E’ necessario che si arrivi al più presto ad un meccanismo che favorisca un maggiore ricambio. Basti pensare che io, a 42 anni, sono il più giovane maestro cartapestaio e invece già sono vecchio…

E’ un potere a Putignano essere maestro cartapestaio?

No, non è un potere. Se fosse pagato bene potrebbe essere un potere, ma 30.000 euro per quest’opera che stai vedendo sono pochi. Lavoriamo per passione, anzi è quasi una malattia: nessuno lavorerebbe così tanto per così poco. Per questo non si può parlare di casta.

Che fine fanno i carri?

Non essendoci a Putignano un museo dove conservarli e essendo i costi di smaltimento troppo elevati, abbiamo necessità di disfarcene. Li diamo ai carnevali minori che non hanno la possibilità di costruirli. Intervista Deni Bianco.

Intervista a Deni Bianco, il più giovane maestro cartapestaio del Carnevale di Putignano

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