Gli Stomp di nuovo in Italia

di Lorenza Fruci

Gli Stomp sono quelle persone che non vorresti mai avere come vicini di casa: un gruppo di performer che fanno suonare qualsiasi oggetto della quotidianità che procuri un ritmo.

“Ritmo” infatti è la loro parola d’ordine, ma soprattutto il tirante che li muove nello spazio. Per gli Stomp scope, spazzoloni, coperchi, bidoni dell’acqua, giornali di carta, pneumatici sono tutti strumenti musicali a loro insaputa. Così come i lavandini… avete mai pensato che l’acqua che sgorga, il guanto che scivola sull’alluminio, le pentole che sbattono tra di loro possono dare vita ad armonie piuttosto che a rumori? E che con gli accendini si può creare una poetica della luce a ritmo musicale?

Tutto sta nel punto di vista, nel modo di osservare le cose che ci circondano: ogni oggetto può avere un’altra vita, ogni situazione può essere occasione per una performance… niente dunque è scontato.

Questa è la riflessione che gli Stomp, in scena al Teatro Brancaccio di Roma fino al 20 Maggio, inducono negli spettatori che, chiamati ripetutamente dagli artisti a partecipare alla creazione dei suoni, ne diventano anche protagonisti. Mani contro le mani e le cosce, piedi che battono a terra, dita che schioccano danno forma ad una sorta di conversazione “a tempo” tra il palco e la platea. Un’interazione che fa capire al pubblico come seguire il ritmo non sia spontaneo e scontato come sembra, svelando così l’eccellente bravura degli Stomp. Performer completi, contemporaneamente percussionisti, ballerini, attori e acrobati, mostrano come le percussioni si suonino con tutto il corpo perchè sono  un proseguimento del battito del cuore, un’espressione del sangue che circola, delle gambe che saltano, delle teste che ondeggiano.

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Lo show degli Stomp è uno spettacolo fisico in cui gli artisti percuotono i loro storici bidoni della spazzatura appesi in aria, reinterpretano il tip-tap con anfibi urbani, danzano su carrelli della spesa.

Ed è uno show ironico: uno degli otto performer interpreta lo “scemo” scoordinato del gruppo intorno al quale sono costruite gag che parlano il linguaggio universale del mimo.

Nessuna parola e nessuna storia per uno spettacolo che si ripete nella struttura dal 1991 senza invecchiare mai perchè capace di rinnovare, attualizzandolo, lo sguardo sulla contemporanenità, ricordandoci come la fisicità resti una delle prime forme di comunicazione umana, anche in un’epoca prettamente virtuale e tecnologica come la nostra.

Sarah Ian bins1 - Copia

 

 

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