Commento inviato a Il Foglio, in risposta ad un articolo di qualche giorno fa, che vuole essere la condivisione di un ragionamento e di un’esperienza
Nelle ultime settimane ho letto diversi articoli e commenti sulla nomina del prossimo direttore o della prossima direttrice artistica della Festa del Cinema di Roma. In particolare, la discussione più animata sembra vertere intorno al “mettiamoci una donna”, questione che il 18 dicembre su Il Foglio Concita De Gregorio ha definito “operazione di maquillage” nell’articolo a firma Marianna Pizzini. Pur comprendendo la sua analisi, che leggo come una critica alle scelte della politica che alla fine ricadono quasi sempre su uomini, non condivido questa definizione.


Nei miei anni di attività di governo in Campidoglio mi sono seduta spesso a tavoli dove si proponevano CV per incarichi, ed io stessa mi sono trovata a dover individuare dei profili da valutare per un’eventuale nomina. In quelle sedi accade spesso che si reiteri l’ancestrale consuetudine a considerare per ruoli di vertice prima di tutto profili maschili e solo dopo un’eventuale segnalazione della questione di genere anche quelli femminili. E l’esperienza mi ha insegnato che è in quella fase che si deve – e ci si deve – porre il tema delle pari opportunità.

Noi donne paghiamo lo scotto di dover recuperare gap di secoli di storia in cui non abbiamo ricoperto incarichi apicali ed oggi, per accedervi, dobbiamo costantemente appellarci alla questione di genere, indicando nomi di professioniste in ogni occasione possibile. E’ un “attivismo necessario”. Se così non fosse continuerebbe a prevalere l’abitudine culturale a individuare in automatico solo degli uomini.
Ecco perché, per esempio, difendo le quote rose, anche ritenendole una misura mortificante per una società che si definisca realmente civile e paritaria: le valuto uno strumento transitorio necessario nel breve e medio periodo per permettere alle professioniste di occupare posti di potere, favorendo un cambiamento culturale anche nelle nuove generazioni. Consentono di indicare e prendere in considerazione CV femminili nella fase di selezione, esattamente quanto quelli maschili che si trovano già sul tavolo di chi decide. E’ la storia ad avercelo dimostrato, rendendo fondamentali dalle politiche di genere all’attuale movimento #Boycottmanels -per disertare i panel dove sono presenti solo uomini-, fino a questo mio pomeriggio speso a scrivere piuttosto che a fare shopping.
Tornando alla direzione della Festa del Cinema di Roma, io metterei sul tavolo di chi farà la nomina il CV di una professionista. Per individuarlo basterebbe semplicemente guardare a chi ha promosso il cinema italiano e internazionale in città negli ultimi anni (insieme ad Antonio Monda), scoprendo così che sono quasi tutte donne: Laura Delli Colli, Francesca Via, Fabia Bettini. E che non si dica che non esistono CV femminili adeguati e validi.


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