Intervista a Anton Emilio Krogh

di Lorenza Fruci

“Come me non c’è nessuno. Diario di un sogno” è l’autobiografia rivelazione di Anton Emilio Krogh, noto avvocato napoletano che vanta amicizie nel mondo dello spettacolo, della cultura e dell’arte. In pochi tra gli addetti ai lavori non lo conoscono, grazie al suo sorriso, alla sua gentilezza d’altri tempi e alla sua generosità che si esprime anche in originali feste a tema in cui l’unico scopo è regalare qualche ora di gioioso divertimento ai suoi privilegiati invitati. Perché la vita passa anche dai party, oltre che dalle sofferenze e dalle delusioni. E Anton Emilio Krogh lo sa bene, così come lo racconta nel suo libro d’esordio edito Mursia. Anzi come si racconta, svelando segreti e tanto della sua intimità celata in quel suo dolce sguardo sorridente che regala ad ogni essere umano che incontra.

 

In “Come me non c’è nessuno. Diario di un sogno” Anton Emilio Krogh ci dona la sua storia personale che, tra una passione senza limiti per la musica di Rita Pavone e l’accettazione della sua omosessualità, ci fa riflettere su quanto sia importante (e difficile) riuscire ad essere se stessi.

Lo abbiamo intervistato per saperne di più.

Che tipo di romanzo è “Come me non c’è nessuno. Diario di un sogno”?

Un romanzo in parte catartico, rasserenante. Volevo raccontare la mia infanzia, solitaria e dolente, all’interno di una famiglia dell’alta borghesia-aristocrazia e mondana degli anni ’60. Mi sono sempre sentito un fanciullo inadeguato, ho sempre provato, inconsciamente, un senso di abbandono. Mi rifugiavo nella musica e nelle canzoni di Rita Pavone, che ho conosciuto e ritrovato dopo tanti anni. Momenti di pace, di conforto, di consolazione contro lo scoramento dell’esistenza.

Era un libro che avevi nel cassetto?

Nel Novembre 2005 Rita Pavone mi telefonò e mi chiese se volevo accompagnarla a Miami. Non in aereo ma su una nave di 12 piani della MSC crociere. Non ci pensai un attimo e mi ritrovai in mezzo all’oceano. Fu allora che decisi di scrivere, volevo fissare quel momento per me speciale, quasi surreale, e capire come eravamo arrivati fin lì. L’ho scritto di getto in 25 giorni senza nessuna velleità o intenzione di farlo leggere a chicchessia. Al ritorno ho stampato il file e ho messo il manoscritto nel cassetto dove è rimasto per 10 anni, fin quando, davvero per caso, mi è ricapitato tra le mani e ho deciso che forse valeva anche la pena di rilavorarci un po’ su e provarci. Ed eccoci qui.

 

Quanto coraggio ci è voluto per raccontare la tua vera storia?

In molti dicono che è un libro coraggioso. Io non ci vedo nulla di troppo eroico o coraggioso, credo di aver fatto il minimo sindacale per me stesso, quello che tutti dovremmo fare: essere noi stessi fino in fondo e non aver paura di raccontarcelo a noi e soprattutto al mondo. Certo non è stato facile, i dubbi ci sono stati, ma poi ho sentito che non farlo per timore del giudizio di qualcuno sarebbe stata una sconfitta immensa, e che soddisfazione avercela fatta!

I tuoi genitori come hanno preso il tuo libro?

Un po’ perplessi all’inizio. Non è stato facilissimo per loro rivedersi con gli occhi di un figlio che li racconta, ma poi hanno elaborato e recepito il libro con un atto di amore anche nei loro confronti, ne abbiamo parlato molto e anzi tutti i nodi che ancora c’erano tra di noi si sono sciolti.

Mi ha colpito in particolare il racconto sottotraccia della tua timidezza… la tua vera compagna di vita?

Assolutamente, ero un bambino chiusissimo e timidissimo. Il mio sogno e il coltivarlo tenacemente insieme ad alcuni incontri fortunati, come racconto nel libro, mi hanno aiutato a sconfiggere quella timidezza che a volte fa soffrire troppo, quasi come fosse una malattia.

 

E poi nel tuo libro ci sono anche aneddoti della Napoli di Lucio Amelio e di Andy Warhol… un privilegio vivere quegli anni, quella creatività e quell’energia. Da cosa nasce il tuo amore per l’arte e lo spettacolo?

La curiosità e la ricerca della mia reale identità mi hanno portato a esperienze negli anni ’80 sia a Napoli che all’estero, che forse molti miei amici del rigidissimo ambiente borghese a cui appartenevamo si sono persi. Allontanarsi dai canonici giri della Napoli “bene”, uscire dai binari, significava anche fare incontri ed entrare in giri per l’epoca molto alternativi ed “avanti”. Napoli sotto quell’aspetto offriva moltissimo e tutto poteva accadere in certe notti come ho raccontato nel libro. E forse è nato tutto in quegli anni, intendo il mio amore per certi settori della vita come l’arte, lo spettacolo e in generale la trasversalità della vita.

Rita Pavone, la tua musa, non ti ha mai abbandonato nemmeno in questa avventura della promozione del libro. Ormai siete veri amici? Un messaggio per lei…

Rita è una donna speciale. Sulla Pavone artista sappiamo tutto, è una delle più grandi che abbiamo mai avuto, sulla Rita privata posso dire che la sua disponibilità, sensibilità, emotività e semplicità sono immense e ripeterle per la milionesima volta: grazie di esistere! Una ricchezza per la mia vita insostituibile.

 

La scrittura cosa rappresenta nella tua vita? Volevi fare il giornalista… ora che sei diventato scrittore, continuerai a scrivere? Hai altre storie da raccontare?

Ho sempre amato scrivere, comunicare in generale a qualsiasi livello. Averlo fatto oggi con un libro e addirittura autobiografico, è un’esperienza impagabile. Per ora mi godo questo momento e continuo ad accompagnare “Come me non c’è nessuno”, il resto si vedrà.

Per il tuo libro hai ricevuto il Premio speciale “Amici del Premio Elsa Morante”, te lo aspettavi?

Il premio è stato un’emozione indicibile. Riceverlo dalle mani di Dacia Maraini, un sogno nel sogno. Ovviamente non me lo aspettavo assolutamente. E’ stato un regalo immenso della vita. Guardo il libro con la fascetta rossa del premio e ancora non ci credo.

 

Qualche chicca della premiazione per chi non c’è stato…

Beh… ritrovarsi fianco a fianco con personaggi come Giovanni Floris o il Genny Savastano di Gomorra, alias Salvatore Esposito…, se me lo avessero detto non ci avrei mai creduto, oltre ovviamente a Dacia Maraini. Ma forse l’emozione ancora più grande è stata ricevere il premio nell’Auditorium della Rai, su quello stesso palco dove quarant’anni prima dalle poltrone del pubblico guardavo e sognavo ad occhi aperti il mio mito Rita Pavone nello show del sabato sera “Senza Rete” di cui conservo ancora il biglietto sbiadito in una scatola di ricordi.

Le tue presentazioni in giro per l’Italia sono un successo di pubblico (cosa rara per le presentazioni). Sei soddisfatto del successo e del calore che stai ricevendo dai tuoi amici?

Ho presentato il libro alle Feltrinelli di Napoli, Palermo, Roma, Milano e Firenze, con un pienone sempre e una calorosissima accoglienza che mi ha commosso perché non era assolutamente scontato. Gli amici mi sono stati molto vicini e con il passaparola ho avuto le sale piene. Le buone recensioni mi hanno aiutato probabilmente, ma in Italia si legge pochissimo e avere qualche sedia piena ad una presentazione è già un risultato, quindi come autore esordiente e sconosciuto posso ritenermi soddisfattissimo perché i posti erano in piedi e in alcuni casi molta gente è rimasta anche fuori le librerie! Poi c’è stato il Salone del Libro a Torino con una bellissima diretta streaming su Radio Radicale e adesso Una Marina di Libri a Palermo dove ho presentato il libro nella splendida cornice dell’Orto Botanico.

E in ultimo: le tue feste. Mi vengono in mente in particolare quella nella tua villa di Gibilmanna a tema Fairy Tale, ma anche quella a tema TV a Napoli (QUI IL SITO DEDICATO ALLE FESTE DI ANTON EMILIO KROGH). Sono un atto di generosità secondo me. Da cosa ti nasce questo desiderio di organizzarle?

Adoro organizzare feste, una passione nata quando ho sconfitto la “timidezza”. Le amo come rito catartico e liberatorio, un momento speciale in cui regredire all’adolescenza e perché no all’infanzia con tutti i miei amici. Per una notte cercare di sognare di “non esistere più” nei propri panni di tutti i giorni e coltivare per qualche ora la propria parte adolescenziale.

 

Future presentazioni?

Ho in programma presentazioni a Mestre, Capri, Ischia, e poi alcune tappe siciliane tra luglio e agosto. In autunno poi sicuramente sono in calendario altre città tra cui certamente Torino e Bologna.

 

Intervista a Anton Emilio Krogh

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