Lo PsychoBurlesque per riappropiarsi della propria femminilità

di Lorenza Fruci

Il burlesque come strumento per le donne per riappropriarsi della propria autentica femminilità

Il 25 e 26 marzo 2017 a Roma presso La bottega degli artisti si è tenuto il workshop esperenziale Psychoburlesque, ideato e tenuto dalla Dott.ssa Luana De Vita. Si è trattato di una due giorni di psicoterapia di gruppo per il benessere e la salute della donna, attraverso un percorso psicologico, che ha l’obiettivo di far riconoscere e accogliere la propria immagine corporea e l’immagine mentale della femminilità più autentica attraverso l’esperienza del movimento e della scelta di un “personaggio”. Secondo la Dott.ssa De Vita il burlesque può essere un mezzo, combinato a tecniche di psicoterapia e ipnositerapia, di focalizzazione e immaginazione, utile a mobilitare nuove energie, a esplorare il modo di sentirsi “comode” nel proprio corpo, per migliorare l’autostima, riconciliandosi con la propria storia di vita tra seduzione e burla, introspezione e consapevolezza.

Dott.ssa De Vita in cosa è consistito il workshop di Psychoburlesque?

I workshop esperienziali di Psychoburlesque costituiscono un percorso psicologico-esperienziale di crescita emotiva e di scoperta di sé che coinvolge le donne attraverso il movimento, il gioco teatrale, l’espressione creativa. Il mio progetto rientra nell’ampia attività preventiva di tutela della salute psicologica, prevenzione primaria per la promozione del benessere della donna, quindi indirizzata a soggetti sani, utile a favorire  percorsi evolutivi resilienti: promozione di competenze specifiche, quali, ad esempio, quelle comunicative, socio-relazionali e emotivo-affettive. Il percorso dei workshop si propone come intervento proattivo, rivolto a tutte le donne che sentono l’esigenza di concentrarsi su sé stesse, sul rapporto con la loro femminilità, il loro corpo. Il gruppo rappresenta un luogo privilegiato di crescita, la relazione attiva tra donne è un ambiente ideale in cui facilitare la libertà  di esprimersi e confrontarsi, scoprirsi e imparare a conoscersi, nel rispetto dei tempi di ciascuna.

Si tratta di un workshop pensato per donne che sono alla ricerca di…

Soprattutto del confronto con sé  stesse e con le altre donne. L’idea di costruire questo spazio di lavoro per le donne segue la strada segnata dalle profonde trasformazione che il movimento femminista ha generato negli anni ottanta, femminismo che, seppur scomparso dalle piazze e dalle strade, si è evoluto e ha prodotto prospettive di studio, di riflessione e di esperienze, quali per esempio gli studi del gender e quelli della differenza di genere, e, da un punto di vista scientifico, ha favorito a partire dallo studio della sessualità e dell’identità di genere un’ottica interdisciplinare di studi di genere cui confluiscono, con diverse metodologie, filoni di ricerca sociologici, giuridici, psicologici, storici etc. La focalizzazione al femminile di un’identità che, a partire dal proprio corpo, favorisca il riconoscimento e l’autodefinizione: il femminismo ha dimostrato che le donne possono scegliere e possono compiere scelte anche molto diverse, sessuali, professionali, sociali, familiari, tutte legittime e tutte diverse. Eppure tutte queste nuove e possibili identità si fondono con vecchie aspettative culturali, sociali, familiari, modelli nuovi e molto flessibili perché la realtà in cui le donne si muovono non ha più nulla di “rigido” come nelle precedenti generazioni. Non esiste più un unico ruolo per la donna nella società italiana moderna e anche i diversi ruoli non seguono un ordine pre-costituito e si frammentano quotidianamente anche in modo contraddittorio, tra la spinta alla realizzazione professionale e il richiamo alle occupazioni domestiche e familiari, la competizione femminile, la solitudine che può implicare l’autonomia e l’indipendenza, l’assunzione passiva di modelli maschili per l’affermazione, le dinamiche di gestione del potere e il rapporto con il “potere”, un infinito numero di tematiche su cui è importante il dialogo, confronto con le donne, tra donne.

Come si svolgono le due giornate?

I gruppi sono condotti da me, psicoterapeuta, e da una co-conduttrice, psicologa, insieme svolgiamo il compito non solo di percepire quanto avviene nel gruppo e non solo di fornire “interpretazioni”, ma soprattutto di accompagnare e facilitare i processi di comunicazione e di pensiero. Attraverso tecniche psicologiche di orientamento cognitivo-comportamentali promuoviamo la scoperta dei propri strumenti affettivi, cognitivi e sociali e la facilitazione della comunicazione dei propri stati emotivi, vissuti, bisogni e difficoltà favorendo anche una maggiore accettazione di sé. Lo spazio di gruppo, il sostegno psicologico del gruppo stesso diventa così spazio espressivo efficace per la promozione delle abilità cognitive, emotive e relazionali di ciascun partecipante, anche attraverso le specifiche attività artistiche (burlesque: danza, teatro) che vengono proposte sia in forme attiva (con le specifiche insegnanti: performer di burlesque, attrici, ballerine) che in forma di ascolto/osservazione/imitazione.

Lei come ha scoperto il burlesque?

Una sera, per puro caso, un’amica mi ha portato a vedere uno spettacolo di burlesque, io non ero minimamente interessata anzi direi che ero piuttosto contrariata, non mi piaceva l’idea di assistere ad uno spogliarello, sapevo solo questo del Burlesque. E invece, quella sera, mi innamorai del burlesque, dell’ironia, del gioco, della bellezza del burlesque.

Come le è venuto in mente di creare queste due giornate? 

Ho  frequentato gruppi di auto-coscienza femminista negli anni ’70 – ‘80, ho personalmente condotto gruppi al femminile per la promozione del benessere e gruppi  – sempre femminili –  mirati all’acquisizione di competenze emotive e incremento dell’auto-stima e percezione corporea in paziente affette da DCA, Disturbi Condotta Alimentare. Il tema del corpo della donna e il dibattito sul “corpo delle donne” è quanto mai attuale e proprio su questo si basa concettualmente il mio progetto: lo sguardo sul “nostro” corpo femminile, che deve essere personale, individuale e libero, non mediato e processato dall’esterno e moralmente giudicato.  E il burlesque è uno spazio dell’immaginario in cui il corpo delle donne si inventa e reinventa continuamente in assoluta libertà, fuori da schemi culturali e morali o canoni di bellezza proposti dalla moda o dai media, con ironia e allegria. L’autonomia e la determinazione femminile sull’uso del proprio corpo non può e non dovrebbe MAI essere “controllata” da un’unica morale, sia che quel corpo di donna lo si voglia nascondere sotto un burqa sia che lo si voglia esibire.

Cosa le dicono o le hanno detto le donne dopo aver seguito il suo corso?

E’ per tutte un’esperienza sorprendente, soprattutto per la dinamica tutta al femminile, dove finalmente ci ritroviamo donne tra le donne con positività. Quando le donne, insieme, fanno circolare energia positiva si sprigiona un’eccitazione, un’ironia, una risata congiunta in cui anche le ferite più profende, i dolori più antichi sembrano ridimensionarsi in una trama molto più ampia, molto più antica della nostra semplice esistenza… è come ritrovare l’eco delle voci delle nostre nonne, bisnonne, di generazioni di donne. Una delle più belle soddisfazioni è stata una donna che mi ha chiesto se poteva dare il mio contatto al suo terapeuta perché lui voleva consigliare il mio workshop ad altre sue pazienti.

Quali sono i motivi, secondo la sua esperienza, che portano le donne a non accettarsi facilmente?

Non sono le donne a non accettarsi, è che nel nostro contesto sociale le donne sono obbligate già da bambine a corrispondere ad aspettative di genere culturali, familiari, affettive e a guardarsi con gli occhi degli altri cercando di assomigliare a quello che gli altri vogliono: è questo che noi donne non accettiamo… sembriamo maledettamente sempre sbagliate o per l’uno o per l’altro. Quando una donna scopre il suo sguardo su sé stessa, riconosce la sua femminilità, non solo si accetta ma si innamora pienamente di sé. Sempre! Non importa se è bassa, alta magra, grassa, professionista, operaia, casalinga, noi donne quando ci guardiamo con i nostri occhi, profondamente e senza voler compiacere niente e nessuno, ci accettiamo pienamente e ci vogliamo anche molto bene. Dobbiamo ritrovare il nostro sguardo, riscoprire chi siamo veramente, autenticamente e legittimarci, darci il permesso di essere noi stesse veramente e non assomigliare a quello che gli altri vogliono da noi, che sia la società, il compagno, la mamma o gli amici.

I media hanno responsabilità sull’immagine predominante della donna nella società?

Enormi responsabilità, propongono modelli femminili, anche contraddittori, che alla fine però costringono le donne in schemi molto rigidi. E dobbiamo fare attenzione anche al fatto che i media non propongono solo l’immagine della donna ma determinano anche lo sguardo su quell’immagine… noi vediamo ciò che vogliono farci vedere e “assorbiamo” impotenti quella visione, ossessivamente giudicante. Non è mai il corpo delle donne, nudo o vestito, qualcosa da giudicare, piuttosto è lo sguardo che trasforma quel corpo in rappresentazione pornografica, rappresentazione del sesso, della bellezza o della bruttezza che andrebbe giudicato. Spesso lo  sguardo dei media  non ha alcun rispetto del corpo delle donne, propone una morale che non ha nulla a che vedere con la libertà delle donne, ma molto con il controllo degli individui, della loro emotività e della loro sessualità. E in questo senso il Burlesque consente spazi di lavoro straordinari, rivoluzionari direi.

Ultima curiosità: anche lei fa burlesque, pole dance e tessuti… Ci racconta la sua esperienza?

Per preparare il mio progetto ho partecipato a dei corsi, alla scuola di Burlesque de La Bottega degli Artisti di Roma, ho avuto insegnanti straordinarie, Vesper Julie, Scarlett Martini, Sophie d’Ishtar, Betty Rose, Albadoro Gala, la maestra delle maestre Milena Bisacco e insegnanti straniere strepitose. E’ stata un’esperienza fantastica che mi ha permesso di studiare tutti i punti di forza da utilizzare ed adattare ad un percorso psicologico-esperienzale di gioco, teatro, danza, movimento. Io non “faccio” burlesque, non sono mai andata in scena, la mia è stata un’esperienza di studio esclusivamente finalizzata alla progettazione dei workshop di PsicoBurlesque, ma che al contempo, avendo io già 50 anni, mi ha anche prepotentemente consegnato all’evidenza di un corpo che forse avevo molto trascurato negli ultimi venti anni. Non mi riferisco alla bellezza del corpo, che si trasforma con l’età, ma che ritroviamo comunque a qualsiasi età, io parlo proprio della funzionalità del corpo. Ho ritrovato il piacere del movimento, della ginnastica e della danza, mi sono avvicinata alle attività di acrobatica aerea e pole dance. Contesti in cui “il corpo della donna” è un corpo che si allena e si impegna in termini di forza, resistenza, flessibilità e soprattutto si diverte!

Lo PsychoBurlesque per riappropiarsi della propria femminilità

Redazione
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